Ma quanto ci costa un panino?

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Il McMondo è divertente, colorato, fatto di panini invitanti, attrazioni per bambini e ora è anche sostenibile! Ma guardando dietro questa maschera, ciò che sembrava invitante s’è fatto nauseante. Il vero volto di McDonald’s è quello dello sfruttamento e della sofferenza, icona del giogo delle multinazionali sul pianeta e sugli esseri viventi che lo popolano.
Con il tempo le contraddizioni del Mc sono venute a galla e si sono fatte insostenibili, al punto che attraverso un’operazione di greenwashing (operazione di marketing con la quale alcune aziende cercano di creare un’immagine positiva di se stesse presentandosi come rispettose dell’ambiente nonostante non lo siano) hanno cercato di colorare di verde tutto ciò che di marcio c’era e continua ad esserci.
McDonald’s è sinonimo di sfruttamento del pianeta; infatti con le sue attività sta distruggendo la foresta amazzonica per creare spazi su cui costruire allevamenti intensivi di bovini, per produrre carta necessaria ai suoi involucri e per la monocoltura intensiva di soia volta a nutrire gli animali destinati a finire in quei panini. La foresta amazzonica rappresenta il principale polmone verde del pianeta: distruggere la foresta significa distruggere la vita stessa.
McDonald’s è sinonimo di sfruttamento dei popoli le cui risorse vengono distrutte in nome del profitto e il loro habitat sostituito da gabbie contenenti migliaia di animali. Vittime di questo sfruttamento sono anche i lavoratori che conducono esistenze scandite dal cronometro e frustrate da condizioni di lavoro umilianti.
McDonald’s è sinonimo di sfruttamento degli animali costretti a vivere il loro olocausto dentro gli allevamenti intensivi, dove conducono una vita di schiavitù in cui le nascite vengono indotte, la crescita controllata tramite gli ormoni e la morte programmata, in un processo che guarda agli esseri viventi come meri prodotti volti a creare profitto.

Per questi motivi noi crediamo che una scelta etica e sostenibile non possa essere realizzata da una multinazionale come McDonald’s, che in Italia ha deciso di lanciare in occasione di Expo2015 il McVeggie (che contenendo caglio animale non è neanche vegetariano) solo per accapparrarsi quella parte di clientela più sensibile a determinate tematiche. Non si può rifiutare la logica dello sfruttamento continuando ad accettare McDonald’s.

McDonald’s è l’emblema di un modello di sfruttamento della terra e di tutti i suoi abitanti che altro non è che l’essenza stessa del capitalismo!
Se non vuoi essere complice di tutte queste ingiustizie, di tutta questa sofferenza e di tutto questo sfruttamento, BOICOTTA McDONALD’S!

I’M HATIN’ IT!

Pisa contro ogni guerra!

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Dopo i fatti di Parigi, l’Europa torna a rispondere al terrorismo da lei stessa creato usando la repressione, giustificata dalla paura e dalla percezione della minaccia, adesso vicina e tangibile. Il terrorismo di matrice islamica sembra giustificare l’ennesimo aumento della militarizzazione, il cui effetto principale è quello di alimentare il clima di perenne allerta per un pericolo che non si riesce ad identificare. Questo non fa altro che incrementare la xenofobia, l’intolleranza e la paura per ciò che non si conosce, mentre la causa dell’attuale situazione politica mediorientale è da riscontrarsi in ben altri motivi.

Attorno alla retorica della sicurezza e della guerra al terrorismo islamico i governi cercano consenso, si barricano entro i propri confini, ledono le libertà dei propri cittadini. Le politiche dei governi occidentali e la loro propaganda, così come quelle dell’ISIS, altro non fanno che esasperare l’intolleranza culturale e la violenza. Ma se si vuole davvero parlare di ISIS occorre tener ben presente che cosa sia, perché ridurlo alla mera definizione di frangia terroristica islamica è una riduzione funzionale a determinate posizioni politiche. L’ISIS è un movimento che si origina nelle carceri americane del Medio Oriente, costruite per torturare i prigionieri dell’Afghanistan e dell’Iraq che, prima di essere catturati, per anni sono stati armati ed addestrati dai paesi NATO e dalle petromonarchie del Golfo. Oggi lo Stato Islamico non può essere considerato esclusivamente come un “prodotto” del radicalismo religioso, bensì il risultato del supporto logistico-militare indiscriminato e strumentale del fronte ribelle da parte dell’Occidente e dei suoi alleati mediorientali.

Per questa ragione scegliamo di non limitarci a dichiararci contro la guerra, ma decidiamo di essere contro ogni guerra, specialmente se ha come movente la sottomissione dei popoli per l’appropriazione delle loro risorse. Per la stessa ragione non riteniamo corretto che a Pisa sia stata issata la bandiera della Francia: lo stato della tanto decantata révolution era ed è tutt’oggi una delle maggiori potenze colonialiste. Ne è diretta testimonianza la guerra che da due anni devasta il Mali, un’operazione che purtroppo dimostra che determinate politiche guerrafondaie non appartengono solo al passato come, invece, vorrebbero farci credere. Se ci si volesse realmente opporre alla guerra non si dovrebbe fieramente sventolare la bandiera di uno stato simbolo della violenza coloniale, ad oggi totalmente incapace di favorire l’integrazione dei suoi cittadini, benché estremamente multietnico. Non sono il colore della pelle o la religione il problema, perciò scegliamo di opporci a questa retorica.

Questa non è la nostra guerra, non è la guerra dei francesi o degli occidentali, non è la guerra dei mediorientali. Questo è il conflitto tra imperialismi, tra interessi economici e geopolitici, mascherati da scontro culturale tra l’occidente cristiano e il mondo arabo musulmano. Nostri sono solamente i morti, non le guerre.

Assemblea dell’Aula R