“Le Scarpe Dei Matti” – Presentazione del libro a Scienze Politiche

PISA, VENERDI 31 GENNAIO
c/o l’aula magna della facoltà di SCIENZE POLITICHE,
in via serafini 3 alle ore 17
il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, in collaborazione con Aula R,
presenta il libro:

“LE SCARPE DEI MATTI ”

di Antonio Esposito
edizioni Ad Est dell’Equatore
sarà presente l’autore

per info  antipsichiatriapisa@inventati.org

“Un pomeriggio d’inverno, tra i seminterrati dell’ex manicomio civile di Aversa, come epifania, si danno allo sguardo centinaia di scarpe accatastate, impolverate, rotte, rosicate dai topi, spesso spaiate. Cumuli di scarpe senza lacci, pezzi di storie smarrite, testimonianza di sentieri interrotti e cammini traditi, abbandonati in quell’Altrove, ‘le reali case dei matti’, spazio di potere, di esclusione, di dolore.

Da quell’incontro, si è attraversato oltre un secolo di storia italiana, indagando le pratiche discorsive, le normative, le tecniche che hanno definito il discorso psichiatrico in Italia: dalle previsioni d’internamento contenute nella legge del 1904 al superamento dei manicomi determinato dalla 180 del 1978, passando attraverso le esperienze di psichiatria critica e l’utopia della realtà basagliana e fino all’attuale organizzazione dei Servizi territoriali per la salute mentale. Queste pagine si interrogano su un futuro che è sempre già alle nostre spalle, storicizzando le questioni che oggi sono poste, a fronte dello smantellamento del welfare, dal TSO, dalla contenzione meccanica e farmacologica, dalle Rems, dalle nuove forme di manicomializzazione, dalla psichiatrizzazione manualistica della vita quotidiana, dalle ri-categorizzazioni securitarie dei ‘soggetti pericolosi’.

Non ci sono risposte, solo il tentativo di riflettere su problematiche che intersecano i destini biografici di milioni di persone, le loro sofferenze e solitudini ma anche le istituzioni, i saperi, i dispositivi coinvolti nella loro gestione; convinti che sia possibile curare, cioè prendersi cura della sofferenza psichica ma consapevoli che esiste un fascino sempre meno discreto del manicomio.

Scrive Assunta Signorelli nel prezioso saggio che apre questo libro: “ Se, invece di progettare e costruire cronicari sempre più grandi, eufemisticamente chiamati residenze con aggettivi più diversi e fantasiosi, ci si soffermasse sulla necessità per la persona malata di mantenere un legame con il proprio passato, la propria esperienza sociale e relazionale, di vivere la malattia come un passaggio, certamente doloroso, della propria vita […], non solo le forme e i luoghi del trattamento sarebbero a dimensione umana, ma la cronicità stessa scomparirebbe, trasformandosi l’esperienza di malattia e la sua evoluzione, in una forma dell’esistere, visto che la normalità, intesa nel senso nobile del termine, altro non è se non un continuo oscillare fra salute e malattia, entrambe strettamente collegate all’ambiente socioculturale nel quale la persona vive”.

50 ANNI DI STRAGI DI STATO – LA LEZIONE DI PIAZZA FONTANA

Tra il 1968 e il 1969 la spinta delle lotte operaie e studentesche ottiene risultati che fino a pochi mesi prima erano difficili da immaginare. Non si tratta più soltanto di strappare condizioni migliori ma di prendere in mano la propria vita per cambiarla e cambiare l’intera società. Uno slancio rivoluzionario che lo Stato vuole fermare ad ogni costo. La polizia spara su chi sciopera, attacca assieme ai fascisti chi scende in piazza. Ad Avola, Battipaglia, Roma, Torino, ma anche a Pisa e a Viareggio si contano i morti e i feriti della violenza poliziesca. Questa violenza è parte della strategia della tensione messa in atto dallo Stato in quegli anni. Tale strategia mirava a preparare il terreno a trasformazioni in senso dittatoriale o comunque autoritario dell’ordinamento politico.
Il 25 aprile 1969 a Milano esplodono degli ordigni alla Fiera campionaria e all’Ufficio cambi della Stazione Centrale, ci sono venti feriti. È la prova generale di quanto avverrà nei mesi successivi. Sono le prime bombe della strategia della tensione, piazzate dai fascisti di Ordine Nuovo di Franco Freda e Giovanni Ventura. Gli apparati dello Stato muovono una prima montatura repressiva contro un gruppo di giovani anarchici. Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, è tra coloro che più si impegnano nella difesa di questi compagni, sia fornendo aiuto e sostegno materiale e psicologico, sia cercando di far luce sui fatti.
Il 12 dicembre 1969 una bomba esplode a Milano in Piazza Fontana, alla Banca dell’Agricoltura; ci sono 17 morti e oltre 100 feriti. Altre bombe esplodono a Milano e a Roma senza provocare vittime. Subito le indagini si orientano verso il movimento anarchico e la sinistra rivoluzionaria, in tutta Italia scattano centinaia di perquisizioni, fermi e interrogatori. Giuseppe Pinelli, convocato in questura a Milano la sera del 12 dicembre, viene ucciso nella notte tra il 15 e il 16 dicembre per i colpi ricevuti durante l’interrogatorio nell’ufficio del commissario Luigi Calabresi e dopo esser stato gettato dalla finestra di quell’ufficio, al quarto piano. Vengono arrestati con l’accusa di aver compiuto la strage alcuni anarchici del Circolo 22 marzo di Roma, tra cui Pietro Valpreda, Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola, Emilio Bagnoli, Emilio Borghese, Roberto Mander. Per molti è fin da subito chiaro che si tratta di una montatura, e negli anni successivi la controinformazione e le lotte riescono non solo a smascherare i piani dello Stato ma anche a ottenere la liberazione di tutti i compagni accusati degli attentati del 25 aprile e del 12 dicembre 1969, diffondendo nella società la consapevolezza della diretta responsabilità dello Stato e dei fascisti nella strage di Piazza Fontana e negli altri attentati.
Ricordare a cinquanta anni di distanza queste vicende è importante perché è una storia che non è mai passata. In Cile, in Ecuador, in Francia, in Grecia, in Iraq, in Iran, in Turchia ma anche in Italia lo vediamo quotidianamente. Chi è al potere è sempre pronto a utilizzare la violenza, anche la più brutale, per difendere i propri privilegi. Se questi fatti ci insegnano che la violenza brutale e il fascismo sono uno dei tanti strumenti che lo Stato e il capitale usano per conservare la propria autorità, diviene allora necessario comprendere l’impossibilità di delegare alle Istituzioni la resistenza alla deriva autoritaria e poliziesca in atto in Italia da diversi anni. Questa svolta autoritaria non può essere frenata dall’autorità giudiziaria o dalla Costituzione che è l’atto costituente proprio di quell’autorità statale difesa anche con lo strumento del fascismo (non a caso i relatori della “costituzione più bella del mondo” si guardarono bene dal cancellare il codice Rocco del 1930 che colpisce ancora oggi chi non si limita alla sterile e democratica “espressione di dissenso” con pene spropositate come quella per devastazione e saccheggio), ma solo dall’azione di coloro che, organizzandosi orizzontalmente con chi vive le stesse situazioni e tensioni, contrastano il fascismo e l’autoritarismo in prima persona.

PROIEZIONE FILM “12/12- PIAZZA FONTANA” GIOVEDì 12 DICEMBRE A SCIENZE
POLITICHE (Via Serafini 3), a seguire dibattito e distribuzione di materiale informativo

AULA R

L’Università è neutrale?

Qui di seguito riportiamo il comunicato di contestazione al Job Meeting, evento promosso e co-organizzato dall’Università di Pisa e tenutosi il 28 Novembre.

Il 28 Novembre, alla stazione Leopolda, si terrà il Job Meeting: una “fiera” che ha tra gli organizzatori anche l’Università di Pisa, in cui i neolaureati potranno entrare in contatto col mondo del lavoro incontrando numerosi esponenti di diverse aziende a cui potranno consegnare il proprio curriculum nella speranza di essere ritenuti degni di un impiego.

 Ma quali sono le aziende ospiti del Job Meeting? Si tratta di colossi dell’industria (tra cui quelle del settore bellico occupano uno spazio considerevole), istituti di credito, compagnie che offrono servizi di management, agenzie interinali e molto altro ancora.

Solo per citare gli esempi più eloquenti tra le diverse aziende presenti compaiono agenzie interinali come Randstad, responsabile dello sfruttamento e della precarizzazione dei lavoratori con la sua azione di caporalato 2.0, l’industria di armamenti Leonardo S.p.A. che qui a Pisa costruisce pezzi per elicotteri da guerra, a Livorno parti di siluri e che rifornisce lo Stato fascista turco, PwC che opera nel campo degli strumenti tecnologici per il controllo sociale e le smart cities, Accenture che in collaborazione con UNHCR produce sistemi per il riconoscimento biometrico dei migranti e infine Piaggio che solo due mesi fa non si è fatta problemi a licenziare 50 operai a Pontedera, a pochi chilometri da qui.

Organizzando questa manifestazione, UniPi si toglie la maschera e si mostra per ciò che è realmente: sebbene la retorica dominante descriva il mondo accademico come il “tempio del sapere”, come un luogo separato e neutro non influenzabile dal contesto storico-sociale dove poter studiare e formarsi liberamente al riparo dal mondo esterno, l’università, come ogni altra istituzione, è un tassello del sistema capitalistico e in quanto tale ha il compito di produrre saperi e figure professionali necessarie al corretto ed efficiente funzionamento di un mondo che si fonda su sfruttamento, guerra e controllo sociale.

Questa situazione non è una novità ma il processo di aziendalizzazione dell’università ne ha sicuramente amplificato la portata: a seguito delle politiche di privatizzazione portate avanti negli ultimi 25 anni da tutti i governi, indipendentemente dalla fazione politica, esponenti di industrie e aziende hanno un posto assicurato negli organi decisionali degli atenei potendo così direttamente indirizzare la didattica e la ricerca per i loro scopi. 

Eventi come il Job Meeting o il Career Day sono momenti in cui l’università-azienda mette sul mercato i suoi “prodotti” che finiranno per ingrossare le fila di precari e sfruttati, condizione cui erano stati già abituati con i numerosi tirocini non pagati promossi dai vari atenei.

 Dato che abbiamo visto gran parte dei progetti di ricerca e dei corsi universitari per vedere la luce deve attirare fondi privati o pubblici e per fare ciò, naturalmente, deve produrre saperi, tecnologie o figure impiegabili da aziende o enti pubblici. In un mondo che, come abbiamo detto, si basa su una violenza strutturale dall’alto, questo significa produrre strumenti e saperi che non sono neutrali, ma, al contrario, sono complici di tale violenza.   

Non è dunque un caso che all’università di Pisa ci sia un laboratorio specializzato in sistemi radar e telecomunicazioni in cui vengono portati avanti progetti di ricerca insieme al Ministero della Difesa e alla NATO come Lab RaSS o borse di studio per dottorati nell’ambito dell’ingegneria aerospaziale e delle telecomunicazioni finanziate da Ingegneria dei Sistemi S.p.A. (azienda che collabora con il Ministero della Difesa).

Sebbene le intersezioni fra mondo accademico e militare risultino più evidenti ed esplicite nell’ambito  scientifico ciò non significa che i dipartimenti umanistici non siano invischiati col sistema bellico. Spesso il sapere umanistico-sociale ha il compito di  normalizzare e giustificare la guerra tramite la produzione di teorie che cercano di nasconderne il vero volto definendo le operazioni militari come operazioni di peace keeping  (mantenimento della pace)  o di state building, insomma “la libertà è schiavitù, la guerra è pace, l’ignoranza è forza”!

 Sempre per attenerci al caso pisano possiamo notare che all’interno del dipartimento di Civiltà e forme del sapere di UniPi figuri il corso di laurea magistrale in Scienze per la pace: trasformazione dei conflitti e cooperazione allo sviluppo che ha tra i suoi sbocchi lavorativi quello di funzionario per la soluzione pacifica dei conflitti che agisce anche nell’ambito del peace-keeping. Dunque una delle “meravigliose opportunità” che l’Ateneo ci offre è quella di spendere le nostre conoscenze in ambito politologico e antropologico agendo da mediatori fra militari e popolazione rendendo più efficace e meno problematica la presenza degli eserciti degli stati imperialisti nelle proprie colonie. Ci sentiamo di affermare che se l’Università è un tempio lo è nel senso che, come ci insegna la storia, è proprio dai templi che nascono le parole d’ordine e partono i crociati per la guerra santa.

Crediamo che, come studenti, un primo passo per affrontare la contraddizione che ci vede parte integrante dell’istituzione universitaria sia quello di diradare la cortina di fumo dell’ideologia della neutralità accademica. Ciò si può fare solo comprendendo che, nonostante ci venga descritta come un’era post-ideologica, la nostra è un’epoca dove l’ideologia dominante è onnipresente. Diviene a questo punto necessario approcciarci in maniera critica ai saperi che ci vengono impartiti, negandone alcuni e strappandone altri senza tuttavia renderli oggetto di uno studio meramente accademico e “musealizzante”. Ma ciò non basta: presa coscienza della situazione, bisogna bloccare gli ingranaggi della macchina bellica che sono vicino a noi prendendo spunto dai portuali marsigliesi, genovesi e di  Le Havre che da maggio di quest’anno lottano con scioperi e picchetti contro la compagnia saudita Bahri e il suo carico di armi. 

Una prima occasione per fare ciò potrebbe essere rovinare il tappeto rosso che l’università stenderà ai piedi delle aziende sfruttatrici e guerrafondaie in visita il 28 novembre alla Leopolda per il job meeting.

                                                                                                                       Antimilitaristi/e,

                                                                                                                    Aula R e Garage Anarchico

Comunicato per Arte In Università

ARTE IN UNIVERSITÀ- XII EDIZIONE
VI ASPETTIAMO DALLE 20 AL DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE, IN VIA SERAFINI 3!

Spesso l’università ci viene presentata come un microcosmo al riparo da ciò che avviene nel “mondo esterno”. Noi invece crediamo che questa visione sia falsa: il mondo universitario è espressione dell’assetto politico-sociale dominante, oltre che tassello fondamentale per la sua efficienza.
Essendo il questo nostro “microcosmo” espressione e parte del “macrocosmo”, le politiche e i discorsi che dominano il dialogo politico-istituzionale si ripropongono anche nel contesto universitario in cui ci muoviamo.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’evidente svolta autoritaria e securitaria, perfettamente rappresentata dal Decreto Minniti e completata dal Decreto Sicurezza, che ne è la diretta evoluzione. Allo stesso modo in Università le politiche repressive, figlie di questa svolta, si stanno facendo sempre più pressanti. Nel nostro Ateneo, ad esempio, abbiamo visto fioccare diffide per qualsiasi evento di approfondimento e socialità organizzato dal basso, senza il benestare di alcuna istituzione.
Anche fuori dal contesto pisano abbiamo esempi di tale tendenza, il più eclatante fra questi è la speculazione dei soliti sciacalli sul tragico incidente avvenuto alla Sapienza di Roma soltanto pochi giorni fa.
Noi crediamo che per reagire a questa deriva autoritaria e securitaria sia necessario continuare per la propria strada con le proprie pratiche, per evitare che, in futuro, anche quelle azioni che oggi ci sembrano banali vengano impedite, represse.
Per questo abbiamo deciso di occupare il Dipartimento di Scienze Politiche per realizzare la XII Edizione di “Arte in Università. Festival delle Arti Indipendenti”, proprio per ribadire l’importanza e la necessità di momenti di socialità e cultura dal basso, slegata dalle logiche del mercato e del profitto.

AULA R

Arte In Università – XII Edizione

Non ci fermiamo neanche quest’anno!
Ci riprendiamo ancora una volta una boccata d’aria fresca in un’estate che è appena iniziata e che già ci sta soffocando tra caldo, esami e diffide! Come da tradizione, una serata strapiena di quadri, poesie, foto, musica e tantissima presabbene, in supporto dell’autoproduzione contro la mercificazione delle varie forme d’arte. Invitiamo tutti e tutte a partecipare! Ci vediamo dunque il 5 luglio, da qualche parte in università!

(trovate le ulteriori info nell’immagine qui sotto)

Università e protesta: dall’Onda a oggi – Tavola rotonda

Giovedì 2 maggio, dalle 17.30 presso il Dipartimento di Scienze Politiche – Via Serafini 3, Pisa.

TAVOLA ROTONDA: UNIVERSITÀ E PROTESTA DALL’ONDA A OGGI

Nelle ultime settimane universitari e universitarie dell’Ateneo di Pisa si stanno mobilitando in opposizione alla presenza e al finanziamento con fondi dell’Università del MUT – Movimento Universitario Toscano, che tra i vari eventi ha proposto un incontro con il Ministro dell’Int(f)erno Matteo Salvini.

Cogliendo questa “occasione”, abbiamo pensato di proporre una tavola rotonda per confrontarci sulle politiche dei vari governi su formazione e università, e sulle contestazioni ad esse, partendo dai movimenti studenteschi e universitari del 2008 fino alle più recenti mobilitazioni.

Ci preme sottolineare che la Lega, che oggi contestiamo per la sua presenza e per la propaganda liberticida, razzista e sessista che vorrebbe portare anche dentro l’università, è sempre stata oggetto delle nostre contestazioni per via delle riforme universitarie che nell’ultimo ventennio ha votato e sostenuto, contribuendo a precarizzare la ricerca e ad aziendalizzare l’università.

Fare memoria storica e condividerla ci sembra fondamentale per ricordare che da sempre il motore del cambiamento siamo noi, e che ancora oggi spetta a noi il dovere di contrastare le forze reazionarie ovunque esse si trovino.

NO TAPermettere – proiezioni e dibattito sulla lotta NO TAP

Cos’è TAP? A cosa serve? Chi coinvolge? E perché da 8 anni la popolazione locale si oppone a quest’opera?
Nonostante la grande rilevanza mediatica che negli ultimi anni e mesi il conflitto intorno alla costruzione di TAP (Trans Adriatic Pipeline) ha acquisito, le vicende legate all’opera e le ragioni della mobilitazione restano, ai più, ancora poco conosciute.
Per questo, come Aula R, abbiamo scelto di aprire uno spazio di confronto sulla questione attraverso la proiezione di documentari e le voci degli/delle attivisti/e NO TAP:

Dalle 19
Proiezione TAP Aware (7.08 min.)
Proiezione di (R)esistenze dal sud (39.35 min.) di Baba Paradiso

Intervengono:
– Paola Imperatore, attivista e dottoranda. La sua ricerca si focalizza sui movimenti contro le grandi opere in Italia
– Gianluca Maggiore, attivista e portavoce Movimento NO TAP, in collegamento skype
A seguire dibattito

Dalle 21 DJ SET e BENEFITper pullman 23M, Marcia per il Clima e Contro le Grandi Opere Inutili
–> RACCOLTA ADESIONI PULLMAN DA PISA PER MANIFESTAZIONE DEL 23 MARZO Pullman da Pisa per il corteo del 23 marzo

Il progetto TAP, riguarda la costruzione di un gasdotto che, partendo da Kipoi (al confine greco-turco), approderebbe in Puglia, precisamente al Lido di San Foca in provincia di Lecce. TAP tuttavia fa parte di un progetto più ampio, il Corridoio Sud del Gas. Questa rete dovrebbe partire dai giacimenti di ShahDeniz in Arzebaijan per arrivare a rifornire l’Europa di gas. Questo significa che, una volta arrivato il Puglia, il gas dovrà risalire verso l’Europa centrale attraverso un secondo progetto, SNAM. Per trasportare il gas, sarà infatti necessario costruire altri 687 km di gasdotto, che attraverserà 10 regioni italiane tra cui quelle ad alta sismicità.
A questo progetto, presentato da TAP stesso a Melendugno nel 2011, ha iniziato ad opporsi la popolazione locale sostenendo l’inutilità dell’opera, la necessità di riconversione ad energie rinnovabili e denunciando gli ingenti costi dell’infrastruttura e l’impatto su ambiente e salute, in una regione già martoriata da Ilva, Cerano, trivellazioni, e tutta una serie di problematiche ambientali che mettono a rischio i territori e le comunità.
I governi che si sono succeduti hanno continuato a sostenere l’opera sino a che, nel 2014, il governo a guida PD autorizza la costruzione dell’opera scavalcando la volontà espressa dagli enti locali (Comuni e Regione Puglia) e dalla popolazione locale. Per far partire i lavori si arriva a istituire una zona rossa militarizzata che porta il conflitto ad inasprirsi. Con il taglio degli ulivi, che rappresentano un patrimonio di inestimabile valore e di identificazione con le passate generazioni e con la terra, prende vita uno scontro sempre più radicale tra lo Stato, a tutela di TAP, e il movimento NO TAP.
Gli attivisti e le attiviste, oltre a dare filo da torcere alla società costruttrice, arrivano a denunciare la non democraticità di uno stato, che, oltre a reprimere il dissenso, sigla accordi con stati dittatoriali come l’Arzebaijan e la Turchia, e rivendicano il proprio diritto di autodetermianrsi e decidere sui propri territori.
La lotta NO TAP si lega a tutte quelle lotte, nel paese e al di fuori, che mettono in discussione un sistema speculativo capitalista che sfrutta e devasta i territori in nome degli interessi di pochi.
E’ per questo che il movimento NO TAP sarà, insieme ad altri migliaia di comitati, gruppi e movimenti, il 23 marzo alla marcia per il clima che si terrà a Roma, per denunciare, tutt_ insieme, che questo modello di sviluppo non ci sta bene, e che vogliamo partire da noi e dai nostri territori per pensare e praticare modelli di vita e di crescita alternativi.

Economia e Guerra – dibattito

Sulla lunghezza d’onda degli incontri sull’antimilitarismo già realizzati nelle precedenti settimane, così come negli anni passati, come Aula R abbiamo scelto di dare spazio ad un’iniziativa che guardi alle relazioni tra economia e guerra nell’attuale società capitalistica.
Quello della guerra è un settore in continua espansione, al quale collaborano istituzioni e multinazionali di vario tipo, comprese le università. Da Israele, che sulla popolazione palestinese testa i propri sistemi di “sicurezza”, al Muos, funzionale al controllo militare del Mediterraneo, passando per il decreto Sicurezza o per la base di Camp Darby, presente sul nostro territorio, la militarizzazione e la guerra sembrano essere divenute normale amministrazione.
A questo proposito, proponiamo un momento di confronto con i seguenti relatori:
– Dario Antonelli, Aula R su università e guerra
– Mario D’Acunto, USPID Unione degli Scienziati per il Disarmo
– Federico Giusti, comitato No Camp Darby

Pratiche di resistenza all’occupazione dei territori palestinesi

L’Assemblea dell’Aula R propone un dibattito sulla questione palestinese al fine di riprendere da una prospettiva storica la nascita dello Stato d’Israele e del sionismo e le resistenze messe in atto contro l’occupazione dei territori palestinesi.
Uno spazio di riflessione sarà anche dedicato alla campagna internazionale BDS (Boycot, Disinvest, Sanction) finalizzata al boicottaggio delle imprese e istituzioni israeliane complici dell’occupazione dei territori palestinesi e del massacro degli/lle stessi/e abitanti.
La campagna BDS sta ottenendo dei risultati significativi, mentre al contempo alcuni stati si stanno dotando di mezzi giuridici per criminalizzare tale forma di solidarietà e di azione.
Interverranno:
– Alberto, attivista Fronte Palestina
– Alessia Tortolini dottoranda di Geopolitica presso Scienze Politiche Pisa
– Un Ponte Per… sulla campagna BDS
– Raffaele Spiga, attivista per i diritti umani.