Sabato 18 Gennaio nel mondo reale, nel CPR di Gradisca d’Isonzo, la violenza dei manganelli della polizia uccideva Vakhtang Enukidze mentre il dibattito pubblico italiano era febbrilmente occupato a discutere della violenza verbale della retorica di Salvini e dei leghisti nel mondo virtuale dei social. Otto poliziotti in tenuta antisommossa sono entrati nella sua cella e l’hanno accerchiato e picchiato. Lui è caduto, sbattendo la testa contro un muro. Mentre era a terra alcuni poliziotti gli hanno messo i piedi sul collo e sulla schiena, l’hanno ammanettato e portato via. Poi è morto. Forse già al CPR, forse poco dopo.
La sua morte non è stata comunicata ai compagni reclusi, che ne sono comunque venuti a conoscenza e confermano che ha subito violenze da parte delle forze dell’ordine. Successivamente il 21 Gennaio alle 4 del mattino i tre compagni di cella di Vakhtang Enukidze, colpevoli di aver parlato con gli avvocati della morte del loro compagno di reclusione, sono stati rimpatriati in Egitto rendendo impossibile la loro testimonianza per un eventuale processo contro i colpevoli di questo assassinio.
A rendere ancora più sinistra questa storia è il fatto che i giornali ufficiali per lungo tempo l’abbiano taciuta o l’abbiano presentata come una morte avvenuta a seguito di un arresto cardiaco (RAI) o di una rissa fra internati (stampa locale del Friuli). Tutto ciò fa pensare che quello di Gradisca non sia un evento isolato, ma che è stato uno dei pochi in cui la notizia è riuscita, grazie all’azione dei militanti conto la detenzione amministrativa, a scavalcare le mura di cinta e di indifferenza che circondano i CPR.
Questo evento rende ancora più evidente che la retorica dell’“emergenza fascismo” è miope: il fascismo non sta emergendo ora con la becera retorica del populismo fascioleghista, me è una forma strutturale della Repubblica italiana sin dalla sua nascita (basti pensare alla amnistia Togliatti e alla conservazione del codice Rocco del 1930). All’interno di un sistema fondato su Capitale e Stato ogni questione non può che essere affrontata in maniera autoritaria indipendentemente dal colore politico del governo in carica e la questione immigrazione non fa eccezione. Il sistema dei CPR è stato istituito dal governo di sinistra Prodi I e si fonda sull’istituto giuridico della detenzione amministrativa che è la stessa dicitura dei campi di concentramento nazisti e dei campi di prigionia per palestinesi in Israele. Bisogna comprendere che la barbarie fascista non va considerata come un evento speciale in cui il male assoluto è entrato nella storia, ma va vista in ogni azione banale in cui anche il bravo e onesto padre di famiglia, “uso ad obbedir tacendo”, esegue acriticamente gli ordini impartitigli dai superiori senza interrogarsi sulla moralità di questi. È necessario criticare e opporsi a Salvini e affini, ma è ancora più necessario criticare e opporsi a quell’iceberg di sfruttamento, autoritarismo e servilismo di cui la Lega e il populismo di destra sono solo la punta.
COMPLICI E SOLIDALI CON GLI INTERNATI NEI CPR IN RIVOLTA
CHIUDERE TUTTI I CPR
Aula R
