50 ANNI DI STRAGI DI STATO – LA LEZIONE DI PIAZZA FONTANA

Tra il 1968 e il 1969 la spinta delle lotte operaie e studentesche ottiene risultati che fino a pochi mesi prima erano difficili da immaginare. Non si tratta più soltanto di strappare condizioni migliori ma di prendere in mano la propria vita per cambiarla e cambiare l’intera società. Uno slancio rivoluzionario che lo Stato vuole fermare ad ogni costo. La polizia spara su chi sciopera, attacca assieme ai fascisti chi scende in piazza. Ad Avola, Battipaglia, Roma, Torino, ma anche a Pisa e a Viareggio si contano i morti e i feriti della violenza poliziesca. Questa violenza è parte della strategia della tensione messa in atto dallo Stato in quegli anni. Tale strategia mirava a preparare il terreno a trasformazioni in senso dittatoriale o comunque autoritario dell’ordinamento politico.
Il 25 aprile 1969 a Milano esplodono degli ordigni alla Fiera campionaria e all’Ufficio cambi della Stazione Centrale, ci sono venti feriti. È la prova generale di quanto avverrà nei mesi successivi. Sono le prime bombe della strategia della tensione, piazzate dai fascisti di Ordine Nuovo di Franco Freda e Giovanni Ventura. Gli apparati dello Stato muovono una prima montatura repressiva contro un gruppo di giovani anarchici. Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, è tra coloro che più si impegnano nella difesa di questi compagni, sia fornendo aiuto e sostegno materiale e psicologico, sia cercando di far luce sui fatti.
Il 12 dicembre 1969 una bomba esplode a Milano in Piazza Fontana, alla Banca dell’Agricoltura; ci sono 17 morti e oltre 100 feriti. Altre bombe esplodono a Milano e a Roma senza provocare vittime. Subito le indagini si orientano verso il movimento anarchico e la sinistra rivoluzionaria, in tutta Italia scattano centinaia di perquisizioni, fermi e interrogatori. Giuseppe Pinelli, convocato in questura a Milano la sera del 12 dicembre, viene ucciso nella notte tra il 15 e il 16 dicembre per i colpi ricevuti durante l’interrogatorio nell’ufficio del commissario Luigi Calabresi e dopo esser stato gettato dalla finestra di quell’ufficio, al quarto piano. Vengono arrestati con l’accusa di aver compiuto la strage alcuni anarchici del Circolo 22 marzo di Roma, tra cui Pietro Valpreda, Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola, Emilio Bagnoli, Emilio Borghese, Roberto Mander. Per molti è fin da subito chiaro che si tratta di una montatura, e negli anni successivi la controinformazione e le lotte riescono non solo a smascherare i piani dello Stato ma anche a ottenere la liberazione di tutti i compagni accusati degli attentati del 25 aprile e del 12 dicembre 1969, diffondendo nella società la consapevolezza della diretta responsabilità dello Stato e dei fascisti nella strage di Piazza Fontana e negli altri attentati.
Ricordare a cinquanta anni di distanza queste vicende è importante perché è una storia che non è mai passata. In Cile, in Ecuador, in Francia, in Grecia, in Iraq, in Iran, in Turchia ma anche in Italia lo vediamo quotidianamente. Chi è al potere è sempre pronto a utilizzare la violenza, anche la più brutale, per difendere i propri privilegi. Se questi fatti ci insegnano che la violenza brutale e il fascismo sono uno dei tanti strumenti che lo Stato e il capitale usano per conservare la propria autorità, diviene allora necessario comprendere l’impossibilità di delegare alle Istituzioni la resistenza alla deriva autoritaria e poliziesca in atto in Italia da diversi anni. Questa svolta autoritaria non può essere frenata dall’autorità giudiziaria o dalla Costituzione che è l’atto costituente proprio di quell’autorità statale difesa anche con lo strumento del fascismo (non a caso i relatori della “costituzione più bella del mondo” si guardarono bene dal cancellare il codice Rocco del 1930 che colpisce ancora oggi chi non si limita alla sterile e democratica “espressione di dissenso” con pene spropositate come quella per devastazione e saccheggio), ma solo dall’azione di coloro che, organizzandosi orizzontalmente con chi vive le stesse situazioni e tensioni, contrastano il fascismo e l’autoritarismo in prima persona.

PROIEZIONE FILM “12/12- PIAZZA FONTANA” GIOVEDì 12 DICEMBRE A SCIENZE
POLITICHE (Via Serafini 3), a seguire dibattito e distribuzione di materiale informativo

AULA R